Dragon Ball è ormai da decenni un punto fermo nella storia degli anime e manga: la serie di Akira Toriyama è riuscita a coinvolgere milioni di spettatori e altrettanti lettori, e ogni novità relativa all’opera è sempre grande fonte d’interesse per gli appassionati.
Nonostante ciò, gran parte dei fan non può fare a meno di preferire il vecchio stile della serie rispetto a quello che osserviamo oggi, ad esempio, in Dragon Ball Super. Ed è ben comprensibile la ragione: l’opera di Toriyama era inimitabile e una vera gioia per gli occhi e per la mente.
D’altronde il franchise è riuscito a prosperare proprio su questa reputazione, costruendoci sopra nuove serie e molto, moltissimo merchandise. Così tanto che verrebbe da chiedersi: c’è qualcuno che compra davvero tutte queste cose? La risposta sembra essere di sì, e sembrano anche custodite piuttosto gelosamente.
Il regno di Dragon Ball
Qualche giorno fa è stato condiviso su Twitter un video che mostra quello che è senz’altro uno degli apici del collezionismo inerenti a Dragon Ball. Un utente ha infatti mostrato la casa di un appassionato, la cui cantina è strapiena di oggetti e ninnoli di vario tipo facenti parte del merchandise ufficiale di Dragon Ball.
Il video in questione ci porta in un tour molto veloce del piano seminterrato, che vede al suo interno non solo figure di ogni dimensione e stile, carte e poster di vario tipo, ma anche cose più curiose come un Gohan Super Saiyan 2 a grandezza naturale, l’armatura dell’esercito di Freezer che indossava Vegeta, un enorme pupazzo di Zeno e molto altro ancora. Il tutto è abbracciato dai colori tipici della serie: il blu e l’arancione, che decorano le pareti della cantina.
Viene senz’altro da chiedersi quanto abbia speso complessivamente il fan per ottenere una stanza del genere, ma purtroppo per ora non ci è dato saperlo. Il tweet dell’utente si limita a mostrare la panoramica di quella che potrebbe essere considerabile una delle più grandi collezioni di merchandise a tema Dragon Ball. Anche se molto probabilmente non supera quella del leggendario Hiroshi Uchida.
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