Nella serata di ieri il presidente Donald Trump ha annunciato dal giardino delle rose della Casa Bianca i dazi sulle importazioni provenienti da oltre 60 Paesi. Le tariffe, entrate in vigore con effetto immediato dopo l’annuncio, variano dal 10% al 49% su una vasta gamma di beni, colpendo in particolare la Cambogia con un 49%, il Vietnam con un 46%, la Thailandia con un 36%, la Cina con un 34%, Taiwan con un 32%, l’India con un 26%, il Giappone con il 24% e l’Unione Europea con un 20%.
Trump ha giustificato queste misure invocando la “reciprocità” e la necessità di proteggere l’industria americana, ma numerosi economisti ed esperti di commercio internazionale hanno criticato queste azioni definendole “miopi” e prive di una logica economica solida, paragonandole piuttosto alle maldestre politiche protezionistiche dell’epoca della Grande Depressione.
Anche perché questa mossa va molto contro gli stessi consumatori americani: gli Stati Uniti hanno una produzione interna estremamente limitata e puntano molto sull’importazione, quindi rischiano ora di affrontare un aumento significativo dei costi lungo tutte le catene di approvvigionamento, influenzando settori come tecnologia, abbigliamento, alimentari e automobili. Ieri ad esempio si parlava dei prezzi già alti dei prodotti legati a Nintendo Switch 2, che a causa dei dazi potrebbero alzarsi all’interno dei confini USA.

Le reazioni globali ai dazi di Trump: dure repliche da Unione Europea, Canada, Cina e Giappone
Ovviamente l’annuncio ha immediatamente innescato tensioni geopolitiche, che l’amministrazione Trump ha tentato di smorzare tramite l’invito del segretario al Tesoro alla moderazione per evitare un’escalation della guerra commerciale. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta a rispondere con misure proporzionate, sottolineando che il continente ha tutto ciò che gli serve per superare questa tempesta e che nelle prossime settimane convocheranno “dialoghi strategici con i settori dell’acciaio, dell’automotive e farmaceutico” a cui ne seguiranno altri.
Il premier canadese Mark Carney ha invece definito le tariffe statunitensi come “provocatorie” e ha annunciato una “risposta forte e proporzionata“. La Cina, tra i Paesi più colpiti, ha anch0essa avuto una reazione davvero dura, chiedendo a Washington di “annullare immediatamente” le misure in quanto metterebbero “a repentaglio lo sviluppo economico globale“, comprometterebbero le catene di fornitura globali e danneggerebbero anche gli stessi Stati Uniti. Il Ministero del Commercio cinese ha poi aggiunto che “non ci sono vincitori in una guerra commerciale e non c’è via d’uscita per il protezionismo“. Il ministro dell’industria e del commercio giapponese Yuji Muto ha invece definito le tariffe “deplorevoli“.

In borsa i dazi di Trump hanno già fatto diminuire il valore delle azioni di aziende come Apple, Tesla, Amazon e Walmart. Il colosso di Cupertino potrebbe essere inoltre l’azienda più esposta ad altre possibili conseguenze, avendo i suoi stabilimenti sparsi in alcuni dei paesi più colpiti dalle politiche di Trump, ovvero Vietnam, Malesia, Thailandia, Taiwan e Irlanda.
Inoltre, la misura che prevede un dazio del 25% sull’importazione di auto straniere colpisce direttamente un settore che si trova già sotto pressione, con possibili ripercussioni sia sui consumatori che sulle case automobilistiche estere. La cancellazione dell’esenzione de minimis, che finora permetteva di importare beni sotto gli 800 dollari senza dazi, impatta piattaforme come Shein, Temu e Amazon Haul, che sfruttavano questa norma per mantenere prezzi competitivi. Fortunatamente i chip TSMC prodotti a Taiwan sono esentati dai dazi del 32%, essendo molto usati da aziende americane quali Nvidia.